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Santuario del Selvaggio di Giaveno: tra storia e leggenda

Se non siete mai stati al Selvaggio di Giaveno e, un giorno, doveste passaci, ci sarà qualcosa che vi lascerà senza fiato. Alto e imponente, il Santuario di Nostra Signora di Lourdes non può fare a meno di stupire, come un rubino in una manciata di diamanti. Oltre al Campanile di Coazze che riporta la scritta “Ognuno a suo Modo”, questo è un altro gioiello da non perdere in Val Sangone.

Santuario del Selvaggio di Giaveno: la storia

La storia del Santuario trova alba nel 1608 quando già esisteva una cappella dotata di campanile. Trecento anni dopo, il Cappellano del tempo, Carlo Bovero, ebbe pena per quella chiesetta così fatiscente e decise, invocando l’aiuto della popolazione, di ricostruirla. Presto fatto, visto che l’anno successivo, la chiesa era consacrata ed intitolata a Nostra Signora di Lourdes in ricordo del primo cinquantenario della Sua apparizione. Presto il Santuario venne soprannominato la Lourdes delle Prealpi proprio per il grande numero di visitatori di cui era meta. I pellegrini erano così numerosi che nel 1915 il Santuario fu ampliato.

L’edificio è una costruzione a croce latina in stile romaico – lombardo il cui interno è stato decorato al Prof. Guglielmino. La regina del Santuario, la Madonna di Lourdes è raffigurata in una statua di Aghemo che ci guardadall’altare maggiore. Da non sottovalutare è anche la lampada votiva Pro Pace e la galleria lungo la quale si possno ammirare le statue che rappresentano S.Rocco e S.Antonio Abate. Ma la vera perla che lascia senza fiato è la famosa Grotta, riproduzione fedelissima di quella d Massabielle di Lourdes. Si tratta di una candida costruzione che trasmette un senso di sicurezza e protezione. E  che dire di quegli imponenti torrioni laterali che rintoccano il tempo: quello di sinistra ospita l’orologio a carillon che ad ogni ora, scandisce l’Ave Maria. Sopra l’orologio suonano le sei grandissime campane, due delle quali sono state benedette da Umberto di Savoia.

Santuario di Giaveno: la leggenda di Selvaggio

La leggenda narra che Selvaggio, la frazione Giavenese che conduce a Coazze, sia legata ad un’antica storia di fede e tradizione.

Come molte altre città della Valle, anche Giaveno, nei secoli passati, è stata più volte colpita da epidemie di peste che causavano spaventose morie tra gli abitanti che difficilmente riuscivano a scamparvi.

Si racconta che, durante una di queste epidemie che flagellò sia Giaveno, sia Coazze, esistesse una sorta di zona franca, un’area in cui gli abitanti erano immuni dalla malattia. Si trattava proprio dell’attuale frazione di Selvaggio che, mentre altrove si moriva a centinaia, conservava tutti i propri abitanti in ottima salute.

Quando, tra la disperazione generale, questa voce si sparse, in molti cominciarono a pensare che quella zona fosse protetta da Dio e cercarono di trasferirvisi per scampare alla disgrazia, tuttavia, purtroppo, chiunque valicasse il confine di quella eletta frazione per trovare protezione, trovava solo una morte istantanea.

Non fu così per Monsieur Francese che promise di erigere una cappella a Maria Immacolata se gli fosse stato concesso di entrare nel territorio immune scampando alla morte.

Santuario di Selvaggio

La grazia fu concessa e la promessa mantenuta, così a quel luogo venne dato il nome di Selvaggio che, con tutta probabilità, deriva dal termine “servai” che significa “salvati”. Selvaggio significa, quindi, “luogo dei salvati”.

Nel 1909, al posto di quella modesta cappella frutto di un voto, fu consacrato un maestoso santuario intitolato a Nostra Signora di Lourdes in occasione del primo cinquantenario della sua apparizione. Il risultato è un maestoso santuario che coglie all’improvviso e lascia senza fiato.

Santuario di Nostra Signora di Lourdes Giaveno: come arrivare

Raggiungere la Frazione di Selvaggio dal centro di Giaveno è molto facile: bastano 5 minuti di auto oppure una passeggiata di circa mezz’ora.

Da Torino, il Santuario di Selvaggio dista circa tre quarti d’ora in auto, mentre dal Teatro di Caselette occorrono circa venti minuti di auto. 

Se visitate il Santuario prima di cena per poi recarvi a Teatro, una pizza al Gazebo, poco distante dal Santuario, può essere un’ottima soluzione per cena.

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