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masche e folklore in Valsusa

Storie di masche piemontesi: cosa sono e come si raccontano

Nel cuore del Piemonte, tra le nebbie dei suoi antichi boschi e i racconti tramandati di generazione in generazione, sussurrano le storie delle Masche, enigmatiche figure che oscillano tra il mito e la realtà. Queste creature, radicate profondamente nella cultura e nelle tradizioni locali, incarnano una parte significativa del folklore piemontese.

Le Masche sono spesso descritte come donne dotate di poteri soprannaturali, capaci di influenzare il corso degli eventi naturali e della vita quotidiana attraverso incantesimi e magie. La loro origine si perde nella notte dei tempi, mescolando credenze pagane pre-cristiane con elementi introdotti successivamente dal cristianesimo. Questa fusione ha creato un ricco tessuto di leggende che riflette la complessità della società piemontese e il suo rapporto con l’invisibile.

Le narrazioni sulle Masche non sono semplici storie da raccontare al calar della sera; esse rappresentano piuttosto un ponte tra passato e presente, uno specchio in cui si riflettono paure, speranze e la profonda connessione dell’uomo con la natura. Esplorare il mondo delle Masche significa dunque immergersi in un universo dove la linea tra realtà e finzione si fa sottile, dove ogni pietra e ogni albero può nascondere segreti antichi, pronti a essere riscoperti.

Origine e significato delle Masche

Le Masche sono figure enigmatiche e affascinanti che popolano il folklore piemontese, immerse in un universo fatto di leggende e credenze antiche. Queste entità, spesso associate alla stregoneria e ai poteri sovrannaturali, trovano le loro radici in una storia che si perde nella notte dei tempi, mescolando realtà e mito. La loro origine è strettamente legata al contesto culturale e sociale del Piemonte, una regione dove la natura selvaggia e impervia ha favorito la nascita di narrazioni misteriose.

Le masche rappresentano l’archetipo della strega europea, ma con peculiarità proprie della tradizione piemontese: si narra fossero donne dotate di conoscenze segrete, capaci di dialogare con il mondo spirituale e di influenzare gli eventi naturali. La persecuzione delle masche raggiunse l’apice tra il XV e il XVII secolo, periodo in cui la caccia alle streghe alimentò paure e superstizioni.

Tuttavia, nonostante l’oppressione, il ricordo delle masche è sopravvissuto nel tempo, tramandato attraverso racconti orali che ne hanno celebrato la saggezza e i poteri curativi oltre che temuti. Oggi, le masche sono considerate parte integrante del patrimonio culturale piemontese, simbolo di un passato in cui magia e realtà si intrecciavano indissolubilmente.

Scopri le masche a teatro

12.04.2024
21:00
Teatro Cav. Magnetto – Caselette
spettacolo sulle masche

Chorus Noctis

Associazione Messinscena

Nel 1746 venne accusata di stregoneria l’ultima donna in Val di Susa, dopodiché le Masche sparirono e nessuno le vide più. Scomparvero veramente o diventarono solamente invisibili ai nostri occhi?

Le Masche in Valsusa

La nostra Valle è ricchissima di racconti legati alle masche.

Alcuni posti del nostro territorio sono ancora famosi per essere stati (o per essere ancora?) ritrovi per le masche: tra questi, molto nominato è il il “Pian balour” o “Pian del Ballo”, luogo di svolgimento di rituali, come la “sabba”, durante il quale le streghe ballavano, banchettavano e facevano sacrifici in presenza del diavolo.

Disseminati lungo tutto l’arco alpino, poi, sono massi chiamati “Pere ‘dle Masche”, punti di ritrovo riconosciuti dalle streghe.
Sulle pendici del Monte Musinè, a Caselette, si può scorgere il Pian de le Masche, così come a Vaie, la Pera dle Faje”, con le sue 131 coppelle lasciate dai tacchi delle streghe, era il luogo in cui poveri malcapitati venivano fatti ballare fino ad essere lasciati tramortire, o a Villar Dora, la Sèja, è un lastrone piatto tra le querce molto amato dalle streghe .

La caccia alle streghe in Val di Susa

In Piemonte l’associazione tra magia e idolatria si sviluppò a partire dai primi anni del 1200: persecuzioni, multe e accuse si trasformarono presto in veri e propri roghi di presunte streghe accusate dalla comunità e la Val di Susa non fu certo meno coinvolta in queste tristi vicende.

Come non ricordare quanto, nel 1387, tutti gli abitanti di Sauze di Cesana furono considerati eretici? E le tantissime anziane vedove emarginate e additate di stregoneria senza alcun motivo.

Nel 1365, Pietro Cambiano, famoso zelante inquisitore, fu ucciso a Susa e questo attirò le ire e le attenzioni dell’inquisizione sulla nostra Valle, contribuendo all’impennata dei processi e dei roghi.

Ecco alcuni nomi di valsusini che hanno pagato con la morte o con altre pene durissime l’accusa di stregoneria:

  • Giacometta de Iohanna fu accusata, nel 1327, a San Giusto di Susa di essere una fattucchiera.
  • Guigona della Bocchiassa di Meana, nel 1328, fu processata a Susa per azioni malvagie da fattucchiera.
  • Loenetta Favro fu processata nel 1346, per aver fatto uso della corda per le impiccagioni con fini magici
  •  Jannette Garcine, vedova di Jean Isnard della parrocchia di Exilles, ritenuta strega, venne bruciata nel 1424
  • Antoine André, riconosciuto eretico, fattucchiere e omicida, ma, probabilmente invece, solo un valdese, fu bruciato nel 1430 Bardonecchia
  • Maddalena Rumiana di Giaglione, nel 1602, fu condannata al carcere a vita dove morì di stenti
  • Maria Gotto di Rubiana fu accusata nel 1620 di stregoneria e e morì suicida in carcere
  • Margherita Richetto, professoressa di Chianocco da tutti riconosciuta come strega, morì in prigione nel 1746

Proprio Margherita Richetto pare essere stata l’ultima vittima della caccia alle streghe che ancora oggi si racconta e che noi abbiamo trasformato in uno spettacolo teatrale su storia e floklore valsusino.