Dinamite

Uno spettacolo che nasce per essere interpretato nel posto in cui è ambientato e che si sposta, facilmente, in teatro per continuare ad emozionare, grazie ad “effetti emotivi” che lasciano vivere intensamente ogni scena.

Lo spettacolo è liberamente tratto  da “Who won the Nobel Prize?” ,di Laura Lucchini Balbo, e nasce dal lavoro registico di Esther Ruggiero.

È una storia legata al Dinamitificio Nobel, uno fra i primi siti industriali italiani (viene costruito nel 1872) e primo stabilimento in cui si sia prodotta la dinamite a livello industriale.

Cinque donne lasciano la valle avita e affrontano un viaggio verso il Sud Africa per portare l’arte della fabbricazione della dinamite, con la conseguente scoperta di un mondo completamente diverso, affascinante, difficile, ostile ma in fondo forse più accudente della terra d’origine.

Lo spettacolo vuole essere un punto di partenza per raccontare dinamiche sociali e di migrazione, mai così attuali quanto oggi. Lo sfruttamento, la maternità, il lavoro, con quella particolare attenzione che spesso le donne riescono a mettere in ciò che fanno: l’atavica, e probabilmente, genetica capacità di cura.

Dinamite: la versione itinerante e quella in teatro

Nella sua versione originale, quella itinerante, Dinamite si snoda in un percorso che prevede l’interazione diretta del pubblico. Si tratta di un lavoro a più voci, in cui le protagoniste confidano la loro storia, la loro visione del mondo ed il loro personale modo di esistere, intrecciandoli con la Storia – quella con la maiuscola, appunto – in una serie di narrazioni e di quadri immaginifici..

Nella versione adattata al teatro, invece, Dinamite non muta il proprio intento narrativo, nè i propri personaggi, ma sostituisce il movimento spaziale con quello emotivo, grazie all’ausilio di supporti multimediali ed indimenticabili effetti scenici.