Castagne, Vino e Santità

Uno spettacolo che punta a valorizzare molti aspetti del nostro territorio: la storia, il dialetto, il legame con le istituzioni religiose

Giugno 1812. Il papa Pio VII, prigioniero di Napoleone, in viaggio da Savona verso Fontainebleau (Francia) dove sarà costretto a firmare un accordo con l’Imperatore, fa sosta a Chiusa San Michele prima di passare il valico del Moncenisio. Questo, il fatto storico, realmente accaduti, che dà vita alla commedia. Tutto si svolge in una cucina, nel cui centro troneggia un grande tavolo con pentole e pentolami, ceste di ortaggi e, nel mezzo della tavola, una ciotola di castagne e una brocca di vino. In fondo alla cucina, quattro quadri con all’interno figure femminili e un piedistallo su cui poggia una statua longobarda. Il Papa, tramite il cardinale Pamphili, ordina al suo cuoco Targhini di preparare una cena con pietanze tipiche della valle, in onore degli abitanti di Chiusa San Michele, che così calorosamente lo hanno ricevuto. Trovandosi sprovvisto di servitù, al cuoco viene affidato il un giovane e maldestro sguattero. La composizione di questo menu si rivelerà essere un compito molto arduo in quanto Targhini, nativo di Cesena, non ha alcuna dimestichezza con la cucina piemontese. Così, mentre con il passare delle ore il cardinale si fa sempre più despota e ricattatore, il cuoco, in preda alla disperazione, si abbandona ai fumi dell’alcool. L’ispirazione delle varie pietanze gli verrà data da cinque donne (quelle raffigurate nei quadri, insieme alla statua longobarda), che poco a poco invaderanno il suo spazio e troveranno il modo di entrare in contatto con lui (turbando non poco la sua serenità mentale). Ogni personaggio è un segmento della vita che è passata all’interno di quella cucina e racconta, con le sue paure, i suoi vizi e i suoi ricordi, come tutto sia cambiato e allo stesso tempo come la cucina possa unire generazioni e classi sociali completamente diverse e lontane.