Castagne, Vino e Santità

associazione teatrale messinscena

Uno spettacolo che punta a valorizzare molti aspetti del nostro territorio: la storia, il dialetto, il legame con le istituzioni religiose. Ma la vera protagonista di questa rappresentazione è la cucina locale.

Scritto, oltre che interpretato, da Veronique Esteve, e diretto da Oscar Ferrari, Castagne, Vino e Santità sfida qualsiasi food blogger a descrivere meglio i dettagli di una tipica cucina valsusina del 1800.

Castagne, Vino e Santità: la trama

Giugno 1812. Il papa Pio VII, prigioniero di Napoleone, in viaggio da Savona verso Fontainebleau (Francia) dove sarà costretto a firmare un accordo con l’Imperatore, fa sosta a Chiusa San Michele prima di passare il valico del Moncenisio. Questo, il fatto storico, realmente accaduti, che dà vita alla commedia. Tutto si svolge in una cucina, nel cui centro troneggia un grande tavolo con pentole e pentolami, ceste di ortaggi e, nel mezzo della tavola, una ciotola di castagne e una brocca di vino. In fondo alla cucina, quattro quadri con all’interno figure femminili e un piedistallo su cui poggia una statua longobarda.

Il Papa, tramite il cardinale Pamphili, ordina al suo cuoco Targhini di preparare una cena con pietanze tipiche della valle, in onore degli abitanti di Chiusa San Michele, che così calorosamente lo hanno ricevuto. Trovandosi sprovvisto di servitù, al cuoco viene affidato il un giovane e maldestro sguattero.

La composizione di questo menu si rivelerà essere un compito molto arduo in quanto Targhini, nativo di Cesena, non ha alcuna dimestichezza con la cucina piemontese. Così, mentre con il passare delle ore il cardinale si fa sempre più despota e ricattatore, il cuoco, in preda alla disperazione, si abbandona ai fumi dell’alcool. L’ispirazione delle varie pietanze gli verrà data da cinque donne (quelle raffigurate nei quadri, insieme alla statua longobarda), che poco a poco invaderanno il suo spazio e troveranno il modo di entrare in contatto con lui (turbando non poco la sua serenità mentale).

Ogni personaggio è un segmento della vita che è passata all’interno di quella cucina e racconta, con le sue paure, i suoi vizi e i suoi ricordi, come tutto sia cambiato e allo stesso tempo come la cucina possa unire generazioni e classi sociali completamente diverse e lontane.

Castagne, Vino e Santità: il legame con il cibo

Il cibo è un elemento importante, che, qui, rappresenta lavoro, divertimento, occasione di scambio e di confronto. I doveri del cuoco ed il goffo entusiasmo dello sguattero, la curiosità delle presenze femminili e il rigore del cardinale dettato dal timore di non riuscire ad assecondare i desideri papali rappresentano le molte sfaccettature di un elemento comune: il cibo.

Cibo che percorre tutta la storia e ne caratterizza le diverse epoche, le tradizioni, i protagonisti; il cibo di casa propria, quello delle grandi occasioni, il viaggio alla scoperta di piatti nuovi. La quotidianità dei piatti più umili, come la minestra di castagne, si mescola con pietanze più propriamente aristocratiche come il coq d’inde e il fricandò, in un intrecciarsi di gusti, abitudini ed estrazioni sociali diverse che, tuttavia, concorrono in egual misura al raggiungimento di un comune scopo finale: compiacere i palati e gli animi delle persone.

Sottolineiamo che tutto il cibo utilizzato in scena viene poi totalmente consumato dagli attori nei giorni successivi allo spettacolo!